ROMARCORD – ‘I ragazzi della Terza C’, i liceali 80s che hanno fatto epoca

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Tre anni. Solo tre anni è durato uno dei telefilm più popolari in Italia, uno di quelli che a distanza di 30 anni ancora lascia un sorriso così stampato sul volto di chi ne parla. I ragazzi della Terza C: chi è nato a cavallo fra i ’70 e gli ’80 sta già sorridendo, i nati subito dopo li ricordano fin troppo bene, bombardati dalle innumerevoli repliche che proponevano le TV commerciali anche a distanza di anni dal triennio 1987-89.

Del resto era inevitabile che fosse così: le storielle di quegli improbabili liceali (il più giovane aveva già superato abbondantemente la ventina) sono rimaste nell’immaginario collettivo degli adolescenti dell’epoca, con atteggiamenti e tormentoni replicati negli anni a seguire. Giovani attori diventati talmente famosi da non riuscire più a ritagliarsi un altro ruolo, prigionieri di personaggi cult come nella miglior tradizione delle serie americane. Il segreto era un mix di ragazzi semisconosciuti e attori navigati, già famosissimi sul piccolo e sul grande schermo. Fabrizio Bracconeri e Fabio Ferrari, i fantastici Bruno e Chicco, il ciccione e il ripetente, mettevano in scena le loro storie estemporanee circondati da co-protagonisti indimenticati e indimenticabili, personaggi super-caratterizzati come il milanese Guido Nicheli (il ‘cumenda’ Zampetti), il romano Paolo Panelli (il papà di Bruno Sacchi), il napoletanissimo Antonio Allocca (il prof di “Sacchi? Tre”), il toscano Enio ‘Totip’ Drovandi. Il tutto immerso nello scenario del liceo (inventato) ‘Giacomo Leopardi’ di Roma, in un’ambientazione che della Capitale porta fortissimi i tratti scenografici e anche diversi personaggi-chiave come la famiglia Sacchi, Ciro il cartolaio, Puccio (interpretato da Antonello Fassari, poi apprezzato Cesare ne ‘I Cesaroni’ e Ciro Buffoni in ‘Romanzo Criminale’), gli stessi Chicco e Massimo, il belloccio palestrato rivale in amore di Chicco. E poi la bellissima Sharon, la coppietta Daniele-Rossella, l’alternativa Benedetta, le secchione Elias e Tisini. Molti di noi qualche anno dopo avrebbero scelto che strada prendere nell’adolescenza. E ora, col senno di poi, chi di noi non si identifica nello stereotipo di uno di loro?

Quanti ricordi, eh? Scene che conosciamo a memoria, storie che ci hanno fatto ridere e crescere, storie che probabilmente adesso non fanno più ridere né crescere. I ragazzi del ’90 e dei 2000 sono attratti da altro, presi come sono dalle gag stile ‘Colorado’, banalotte al punto da portarli a ripercorrere nostalgicamente (e molto, molto goffamente) epoche che non hanno vissuto, se non di riflesso. Amici, con tutto il rispetto, se siete nati nel ’91 o nel ’92 non potete rimpiangere gli anni ’90. Lasciateli ai ragazzini cresciuti a latte, Nesquik e ‘Terza C’, quelli che avrebbero poi vissuto l’adolescenza con ‘Beverly Hills’ e ‘Melrose Place’, al limite con ‘Dawson’s Creek’, a cavallo di una riforma scolastica che trasformò il massimo in minimo (il famoso voto 60) e preparò tanti giovani ad un futuro pieno di speranze, pochi soldi e tanti sogni. Siamo così, abituati a vivere e a divertirci con poco, e lo dobbiamo anche ai ragazzi della Terza C!

 

di Antonio Papa