ROMARCORD – Buon compleanno, Rino Gaetano: dal maledetto ’81 ad oggi il cielo è sempre meno blu

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“Da quando sei andato via, da quando non ci sei più, ahi Rino chi ci manca sei tu”. Così, parafrasando uno dei suoi successi, potremmo ricordare Rino Gaetano, che oggi avrebbe compiuto 66 anni. Li avrebbe compiuti se fosse ancora vivo, se quella maledetta notte del 2 giugno del 1981 quei maledetti tre ospedali non avessero rifiutato di ricoverarlo dopo quel maledetto incidente stradale.

Ci lasciava così, a soli 31 anni, uno dei più grandi geni della musica italiana. Un cantautore straordinario: originale, irriverente, visionario al punto da ‘prevedere’ la sua stessa morte. Nel ’70, infatti, Rino scrisse ‘La Ballata di Renzo’, un pezzo-rarità diventato infinitamente prezioso a causa della tragica profezia che vi era contenuta. Renzo era un ragazzo investito da un’auto, poi rifiutato dagli ospedali e perfino dal cimitero. La cosa davvero incredibile è che nella canzone sono nominati esattamente gli ospedali che quella sera rifiutarono lui, condannandolo di fatto a morte.

Sono passati 35 anni, eppure Rino Gaetano continua ad essere così tremendamente attuale. Poliedrico, trasversale al punto che la sua giovane e discussa discografia contiene pure hit-single come ‘Gianna’, diventata un evergreen perfino nelle discoteche. Ma soprattutto gradevolissimo autore satirico, sferzante ed ironico censore dei costumi politici e sociali degli anni ’70, che senz’altro ai giorni nostri continuerebbe ad essere una voce fuori dal coro, in grado di dissacrare indifferentemente politici e politicanti, vecchi, giovani e finti giovani, complottisti e complottari, come quelli che hanno visto nella sua morte ‘presagita’ la fine ingloriosa di un massone (!) sotto mentite spoglie. Provate a prendere ‘Nun te reggae più’ e a cambiarci solo i nomi citati: vi ritrovereste di fronte un affresco della nostra epoca molto più attuale e significativo di tanti maldestri tentativi contemporanei.

E così ci ritroviamo a rimpiangere un artista che ancora oggi sarebbe stato assolutamente necessario, con il suo umorismo elegante e scanzonato, così vicino alla gente, o almeno alla gente che era in grado di andare oltre la canzonetta radiofonica. Mio fratello è ancora figlio unico, le viole continuano a sfiorire ma il cielo è sempre meno blu, con tutto il veleno che respiriamo e un mondo che sembra essere sempre più alla deriva, fra pecoroni ventenni nostalgici del Ventennio (che non hanno vissuto, avremmo proprio voluto vederli) e leoni da tastiera di mezza età con la malattia del caps lock. Partono tutti incendiari e fieri ma quando arrivano sono tutti pompieri. Oggi, come quarant’anni fa, questa frase andrebbe ricamata sul cuscino di tutti noi, così da essere la prima cosa che leggiamo quando ci svegliamo e l’ultima prima di andare a dormire. Auguri Rino, ci manchi tanto.

 

Antonio Papa